|
Roma - Una volta che sei in rete, come azienda o come persona, esisti e
vieni percepito in base a quello che pubblichi ma anche a quello che
non fai. Non aggiornare le informazioni, non rispondere alle mail, non
usare un linguaggio comprensibile, non fornire informazioni utili sono
tutti comportamenti che generano delle conseguenze molto pesanti in
termini di qualità di relazione con i visitatori e con i clienti.
Questo
non vuol dire che la presenza in rete debba comportare un lavoro
continuo e corposo: tra i tanti malintesi diffusi in azienda c'è
proprio la convinzione che sia necessario continuare ad aggiornare il
proprio sito. In realtà è necessario farlo solo ogni qualvolta ci sia
un cambiamento o una novità: se da vent'anni vendi tubi in acciaio con
le stesse caratteristiche non sei certo obbligati a inventarvi ogni tot
una strabiliante "news" per ravvivare il sito. Questo malinteso è anche
alla base della convinzione che un'azienda "debba" avere un blog per
usare bene la rete. Un'azienda "può" aprire un blog se ha molte
informazioni frequenti e interessanti da dare e nessun canale aperto
per farlo. Se ti devi sbattere per inventare dei contenuti da mettere
in un blog, non ne hai bisogno.
Il malinteso è dovuto a una
difficoltà di percezione della rete come ambiente: una cosa è usarla
per veicolare informazioni, un'altra usarla per creare relazioni (e di
questo parleremo un'altra volta). Se hai effettivamente una quantità di
informazioni da trasmettere e sai che possono essere utili e/o
interessanti per qualcuno allora vale davvero la pena di passare da una
situazione statica, di aggiornamento che segue i cambiamenti, a una
situazione dinamica, di produzione e cura di contenuti progettati ad
hoc per Internet.
Ricordati sempre però di fare un passo alla
volta e di valutare il senso che questo passo ha per ogni singolo
visitatore, non per i tuoi obiettivi di comunicazione. Se sul tuo sito
fai fatica ad aggiornare il numero di telefono cambiato mesi fa non ha
senso pensare di aprire un blog. Prima di progettare una testata online
che arricchisca l'esperienza di navigazione dei tuoi clienti,
preoccupati di organizzare e scrivere in modo comprensibile e razionale
i contenuti relativi alla tua offerta al mercato. Se il tuo sito offre
un servizio strettamente legato al tuo business, come per esempio nel
caso dell'home banking, valuta attentamente l'introduzione di qualunque
contenuto laterale, perché se lo visito per fare un bonifico non ho
voglia di schivare il meteo, le ultime agenzie e l'oroscopo.
E,
soprattutto, se stai solo cercando un altro contenitore per vantare la
mercanzia, valuta se e quanto i destinatari sono emotivamente legati a
quello che produci, perché solo in quel caso saranno famelici di
ulteriori informazioni sui tuoi prodotti. Se non è così, una valida
alternativa è la produzione di contenuti utili, ma senza rendersi
ridicoli: sul sito di un noto detersivo l'ottima "guida alle macchie"
ha un'unica soluzione per qualunque tipo di macchia si gestisce allo
stesso modo, e cioè usare quel detersivo.
Nella versione condensata di questo percorso per usare correttamente la rete
scrivevo: "Non è vero che in rete i testi devono essere brevi: è vero
che devono essere utili e densi di contenuti. Non farla troppo lunga su
quanto sei interessante: se qualcuno è lì lo pensa già, tanto è vero
che sta cercando informazioni che gli nascondi cercando di sedurlo.
Se
ascolti bene i tuoi clienti, sai già cosa vogliono: informazioni
approfondite e trasparenti sui tuoi prodotti, idee su come utilizzarli
(se ha senso), qualcosa di piacevole da leggere, da imparare, da
scoprire".
In sintesi: se non hai granché da dire e quello che potresti dire non serve ai tuoi clienti, perché sprecare energie?
Mafe de Baggis
Maestrini per Caso
Fonte: Punto Informatico
|