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congiunto ad una navigazione semplice e veloce,
sono due dei principali fattori di successo di un sito e quindi
due dei fattori a cui la nostra web agency di milano presta maggior
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Con il termine "web marketing"
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HomeNews Contrappunti/ Le querele online (non) si sprecano
Contrappunti/ Le querele online (non) si sprecano
Roma - C'è tutto un mondo fuori, che governa i rapporti fra consumatori
ed aziende ai tempi di Internet e spesso, a quanto pare, l'unica
maniera per scoprirlo è sperimentarlo sulla propria pelle. Qualcosa del
genere deve aver pensato l'amministratore delegato di Mosaico Arredamenti
quando si è accorto che razza di pandemonio era accaduto nella rete
italiana in seguito al suo annuncio di querela pubblicato incautamente
nei commenti di un post del blog di Sergio Sarnari.
Come
spesso accade in questi casi, gli eccessi si sprecano. Da un lato lo
spauracchio della diffamazione può essere sventolato quasi impunemente
in un numero amplissimo di differenti contesti (non questo in
particolare), dall'altro appena qualcuno annuncia di volersi avvalere
degli strumenti di legge per proteggere la propria reputazione o quella
della propria azienda in rete è facilissimo trovare decine di persone
pronte ad alzare alte grida sui rischi per la libertà di espressione.
Forse
è quindi utile sgombrare preventivamente il campo affermando che adire
a vie legali per difendere il proprio nome non può essere considerata
una pratica sacrosanta nella vita reale e un abuso ed una minaccia per
la libertà su Internet. Nel contempo occorre ricordare che
nell'adeguamento delle pratiche legali alla rete Internet il nostro
paese mostra ancora intera la propria decennale inadeguatezza: come
dimostrano fatti recentissimi, ci sono ancora magistrati che ordinano
di chiudere interi siti web nell'attesa di esprimersi sulla liceità di singole righe di testo.
Quanto
al meccanismo ricattatorio, che è una delle leve usuali che spinge i
cittadini a querelare o denunciare i propri simili, va detto che questo
è spesso presente e di assai difficile controllo. In Italia è purtroppo
sufficiente avere un amico avvocato ed una fotocopiatrice per poter
inoltrare querele a decine con la quasi certezza che, nella peggiore
delle ipotesi, una rapida archiviazione chiuderà il cerchio della
pratica senza che al denunciante venga contestato alcunché (e nel caso
delle denunce penali senza grossi esborsi finanziari). Nel frattempo il
nostro ipotetico denunciato avrà dovuto scegliersi e pagare un legale,
rispondere a convocazioni negli uffici della Questura e subire
l'inevitabile incertezza emotiva di un procedimento penale a suo
carico. Anche nel caso in cui - e accade di continuo - le accuse nei
suoi confronti siano manifestamente infondate.
Detto questo, è
indubbio che annunciare querele in rete nei confronti di un proprio
cliente insoddisfatto non sia una grande idea, per un numero piuttosto
ampio di buone ragioni. Molte di questi sono state elencate, a
proposito della querelle Mosaico Arredamenti - Sergio Sarnari, in
alcuni post scritti da esperti di marketing italiani come Mauro Lupi e Gianluca Diegoli, altre vorrei provare a suggerirle qui.
Chi urla più forte?
La
voce grossa su Internet la fanno in genere i navigatori più che le
aziende. È significativo osservare come grandissime aziende nelle
conversazioni in rete abbiano la necessità di ridurre la propria voce
ad un fiato singolo e personale, l'unica maniera sensata di affrontare
un ambiente da pari a pari per definizione. Per affrontare la rete le
aziende intelligenti scendono dal piedistallo e diventano "uno", e
questa mutazione tende a equilibrare i rapporti di forza.
E
dentro questo elenco di singoli contributi e di dialoghi paritari,
Google è capace di incidere profondamente (nel bene e nel male) nei
meccanismi di reputazione in rete. Specialmente nei casi delle piccole
e medie imprese che hanno generalmente pagerank modesti, sono
sufficienti una manciata di commenti negativi su una decina di blog
differenti per ottenere di fatto e rapidissimamente l'effetto
pubblicitario opposto rispetto a quello desiderato. Se l'intento di
minacciare querele era quello di ridurre al silenzio critiche (magari
anche ingenerose) ai propri prodotti, occorre comprendere che per le
aziende oggi Internet è "la grande cristalleria": nel comunicare se
stessi in relazione agli altri creare danni di immagine molto ampi è un
attimo. Nel momento in cui scrivo - per fare un esempio - per la
keyword "Mosaico Arredamenti" nella prima pagina dei link restituiti da
Google nove collegamenti su dieci si riferiscono alla querela a Sergio
Sarnari.
Armiamoci e partite
I meccanismi di
aggregazione dell'indignazione e della solidarietà in rete sono
estremamente semplici e assai poco costosi. Spesso si concretizzano in
petizioni online o in fenomeni di amplificazione che aggiungono
all'invettiva ripetuta su molti siti web differenti ulteriori grandi o
piccole complicazioni. In casi del genere, dal mio punto di vista, la
vera solidarietà può essere misurata in una maniera molto semplice. Non
serve tanto scrivere civili lettere che invocano, a nome di gruppi
sociali più o meno eterogenei, una composizione della diatriba (la lettera
scritta da Marco Camisani Calzolari al riguardo della vicenda Mosaico
Arredamenti e firmata da decine di blogger è molto pacata e
condivisibile), quanto aggiungere un semplice bottone di raccolta fondi
sul proprio sito. Capisco che si tratti di una soluzione che a molte
persone può non piacere ma il denaro è un ottimo indicatore di
autentica (nostra) partecipazione alle disavventure altrui.
Meglio
ancora sarebbe se in rete esistesse una qualche organizzazione creata
(e pagata) dagli utenti capace di offrire informazione e assistenza
legale nei sempre più frequenti casi di soggetti "forti" che intentano
querele pretestuose verso semplici cittadini nel chiaro intento di
spegnere sul nascere ogni contestazione. Ovviamente un istituto del
genere sarebbe ancor più utile nei frequenti casi di oscuramento di
interi siti web, come quello occorso nelle scorse settimane ad Antonino Monteleone, contesti nei quali davvero i rischi per la libertà di espressione sembrano aver maggior titolo di citazione.
Conversazioni inevitabili
Le
aziende hanno un sacco di problemi. E certamente non ardono dal
desiderio di intrattenere i propri clienti discutendo amabilmente dei
propri prodotti. Nello stesso tempo oggi è ormai assodato che tale
ulteriore carico di tempo da impiegare e responsabilità vada compreso
nel bilancio di qualsiasi società. Gli utenti discutono comunque fra
loro in rete di quanto servizi e prodotti siano loro sembrati ottimi,
discreti o pessimi ed i fenomeni indotti da questo chiacchiericcio
distribuito sono potenzialmente molto pericolosi anche per aziende
animate da un autentico desiderio di confronto con la propria
clientela. Starne al di fuori è oggi tecnicamente impossibile. Così
come esistono pessime aziende che hanno fatto del muro comunicativo che
le divideva dai propri clienti una delle ragioni della loro
sopravvivenza, analogamente esistono cattivi utenti che affidano alla
propria umoralità apprezzamenti diffamatori nei confronti di questo o
quel prodotto. La soluzione condivisa a questa grande variabilità è
inevitabilmente accettare la grande conversazione: l'ecosistema
informativo che oggi avvolge un prodotto in rete, preso nella sua
interezza, è il miglior giudice del prodotto stesso e gli strumenti per
comprenderlo interamente sono oggi sempre più frequentemente
utilizzati. E la grande nuvola di comunicazione che avvolge ogni
prodotto in rete è anche la miglior maniera per le aziende per
verificare la bontà del proprio lavoro, lasciando gli strumenti della
querela ai casi davvero estremi (ed alle aziende che non hanno altro
strumento per difendere propri prodotti indifendibili).